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Appunti vari, presi qua e la'. In pratica una memoria storica di immagini, voci, concetti.
se non vi basta, il mondo visto attraverso i miei occhi è qui o qui.
"Secondo lei un uomo senza lavoro, che ha fame, che vive nella miseria, che è umiliato perché non può mantenere i propri figli… questo per lei è un uomo libero? No, che non lo è. Sarà libero di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana."
Sandro Pertini
"Mi arresi durante un trasloco, quando un operaio mi abbordò preoccupato: «Dottò, lei che mastica di politica, ma è vero che B pensa di vendere le sue televisioni?». «Ne dubito, ma lo spero. Diventeremmo un Paese normale, non crede?». «Io, se vende le tv, non lo voto più». «Come dice, scusi?» ululai. «Non lo voto più. Finché ha le tv è ricco e non ruba». «Ma così farà sempre e solo gli affari suoi!». «Ma facendo i suoi, sarà costretto a fare un po’ anche i miei. Se invece vende le tv, diventa un politico come tutti gli altri». Mi arresi. La sinistra doveva smettere di sostenere che l’italiano medio era vittima di Berlusconi. L’italiano medio era solo un Berlusconi più povero."
Gramellini, oggi, in un pezzo monumentale su La Stampa (via enrico-sola)
Il sindaco Moratti non usa mezzi termini: ”O io o Lassini. Siamo incompatibili”. Sono parole nette e senza ambiguità, e come tali vanno registrate a apprezzate. Solo una domanda resta inevasa. Perché Letizia è incompatibile con chi paragona i magistrati alle Br sui manifesti e non con chi sostiene – ripetutamente e senza smentire – la stessa identica tesi? Il presidente del Consiglio guida la lista Pdl per le amministrative a Milano. Se il sindaco di Milano è incompatibile con Lassini, può usarci la cortesia di spiegare quali oscuri motivi la rendono invece compatibile con Silvio Berlusconi?
“Gentile Sua Maestà il Re di Svezia, Onoratissimi membri dell’Accademia di Svezia,
Con la presente intendo presentare la candidatura ufficiale della Tifoseria Sampdoriana al premio Nobel per la Pace. Non prendetemi per sciocco, dedicatemi il tempo che merito, rifletteteci su, e vedrete che l’idea non è tanto campata nell’aria.
Se siete appassionati di calcio ricorderete l’U.C. Sampdoria come una squadra dalle umili origini che ha infiammato i campionati italiani tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90. Poi nel 99 la disgrazia la volle fare retrocedere in Serie B. Dopo 4 anni ti sofferenze e dissesto societario, con la squadra sull’orlo di una retrocessione in Serie C1, venne raccolta in maniera rocambolesca e un po’ contro voglia da un ricchissimo imprenditore e petroliere locale, Riccardo Garrone, che subito la salvò e riportò in Serie A. Proprio sull’Era Garrone, vorrei che concentraste la vostra attenzione.
Sportivamente, a guardare come sono finiti i campionati dal 2003 ad oggi noterete una aurea mediocrità, stabile, con picchi di un certo livello, piazzamenti europei, una buona resurrezione. Vista da dentro però, è stata molto differente. Nessun doriano si è mai lamentato troppo, sapendo da dove venivamo e cosa abbiamo rischiato. La miopia del progetto Garrone però, è sembrata evidente agli occhi di molti di noi in diverse situazioni, anni in cui abbiamo mancato la Champions League per un solo punto, anni in cui abbiamo giocato senza punte di ruolo, i molti, direi tutti, mercati estivi asfittici, che davano la sensazione di una società incapace di alzare l’asticella. La politica dei “piccolissimi, invisibili, passi” è stata digerita dal tifoso sampdoriano, metabolizzata, e forse in qualche caso fatta propria. Fatto sta che con qualche colpo di fortuna sul mercato e con un po’ di casualità questa politica sembra dare i suoi frutti: lo scorso anno con un piazzamento valido per i preliminari di Champions League, punto massimo dell’era Garrone.
E siamo a noi: Nel mercato estivo tutti i tifosi e tutti gli appassionati di calcio si aspettavano che la società spendesse qualcosa, almeno per aumentare numericamente la rosa a disposizione in funzione delle competizioni europee che in ogni caso avrebbero avuto seguito parallelamente al campionato. Alla luce della solita politica dei “piccolissimi, invisibili passi”, non arriverà nessuno. La Sampdoria si presenta all’inizio del campionato 2010/2011 con Pazzini e Cassano, protagonisti della stagione precedente e nessun sostanziale innesto al resto della squadra, se non qualche giovane di belle speranze proveniente dal vivaio e maturato in squadre di bassa classifica. La politica dei piccoli passi cambia repentinamente nome, alla luce del risultato Champions, e diventa: “conservazione dell’ossatura nobile”. In pratica con un’invenzione retorica ci faranno credere che il nostro colpo di mercato sarebbe stato tenere quello che già avevamo. Fiduciosi, sì.La fiducia è in quel patto implicito, tra tifosi e società, che grosso modo recitava: “io Società non spendo molto, non realizzo sogni, ma sono affidabile e con me, caro Tifoso, potrai credere in un futuro migliore, anche se solo di poco.” Ma se fosse così, non ci troveremmo dove siamo. Con un piede in serie B. Sì, questo è successo. Una situazione mal gestita dove la prima cosa a venire meno è stata proprio il buon senso.
Segue breve descrizione delle torture a cui siamo stati sottoposti (che inoltreremo anche al tribunale dell’Aja):
A settembre il primo appuntamento, l’Europa che conta, con una sonora sconfitta a Brema. Nel ritorno della partita, una Sampdoria immatura e poco intelligente spreca l’avvenuto recupero, uscendo dalla Champions League. A novembre a causa di una frattura nei rapporti personali tra il giocatore Antonio Cassano e il Presidente Riccardo Garrone, Cassano è stato messo fuori rosa. Entro la fine del mercato di riparazione usciremo anche dall’Europa League e dalla Coppa Italia. Il Direttore Sportivo Gasparin, sostituto di Marotta, si dimette. A gennaio Cassano è passato ufficialmente al Milan, e per una clausola contrattuale da questa cessione la Sampdoria non solo non ha tratto niente, ma ha anche dovuto pagare 1.5 milioni di euro. Dopo la cessione di un giovane di belle speranze, Marilungo, la squadra si trovava numericamente in difficoltà. Venne acquistato Maccarone e venne in prestito Macheda, giovane dal sicuro talento, ad oggi non pervenuto. Tutto sembrava rientrare in una logica di mercato sicuramente al ribasso, ma ancora dotato di buon senso. La acquisizione di Maccarone, tuttavia pare, con il senno di poi, essere stata il viatico per la cessione di Pazzini. Peraltro avvenuta in seguito ad un infortunio dell’unica altra prima punta di ruolo, Pozzi. La cessione è avvenuta per 14 milioni di euro più il cartellino di Biabiany, oggetto misterioso pare valutato 7 milioni di euro, anche se non si capisce sulla base di cosa. Alla faccia della “conservazione dell’ossatura nobile”. Ci siamo sentiti dire di non tirare troppo la corda…Dalla cessione di Pazzini la Sampdoria vincerà fino ad oggi una sola partita. Nessuno scontro diretto. Pochissime reti. Pochissimi tiri in porta.
Una volta di più abbiamo accettato il basso profilo societario, alla luce della libertà di continuare a sperare. Ma il patto è stato violato. Non c’è tranquillità, solo scelte scellerate, un mercato in perdita che ha compromesso la stagione e il patrimonio societario, passione dei tifosi compresa.
Ora capirete che tutto questo ha un preciso nome, si chiama “tradimento”. Tradimento di un patto implicito, e non certo insostenibile, anzi costruito su misura per essere sostenibile, specie da una società che non ha certo problemi economici. 12 mesi fa facevamo paura a tutti, oggi abbiamo paura di noi stessi. Un anno tra il massimo e il minimo storico. Cosa avreste fatto voi? E i tifosi Blucerchiati? Mettono forse a ferro e fuoco la città? Minacciano il presidente che ha tradito la loro fiducia? Intimidiscono i giocatori? No, Signori…questo sarebbe quello che sarebbe accaduto in altri posti, in questo mondo del calcio in mano a poteri forti e bassi istinti, ma non qui. Sapete cosa fanno i tifosi Blucerchiati? Quello che sanno fare meglio: TIFANO. Noi siamo qui a supportare, ancora una volta tornando a casa dallo stadio senza voce, ancora una volta tutti insieme. Qualche mugugno, sì, ma isolato, casi sporadici tutto sommato. Domenica mattina si sono radunati sotto l’albergo dove soggiornava la squadra e con una “scooterata” hanno accompagnato il pullman fino allo stadio, per fare sentire la vicinanza della gradinata ai giocatori, che dopotutto sono ragazzi come noi, e hanno il loro destino professionale legato all’andamento di questa stagione, e qualcuno di loro sono certo, nutre sincero affetto per noi. Allo stadio dopo tanti anni, dato il momento, si è interrotto lo sciopero della coreografia e tutto lo stadio era carico di entusiasmo, speranza, colori. Ora, non so quanti di voi siano tifosi, ma partire in Champions League e finire così, con un sogno rubato, un patto spezzato unilateralmente, la fine di ogni sogno, ogni prospettiva, la morte di ogni ressurrezione, la scelta sbagliata ad ogni bivio…mi perdonerete se esagero ma quanta rabbia e quanto dolore…
Ministri e giornalisti dipingono spesso noi tifosi come una milizia del disordine in grado di fare terra bruciata di una città per una singola sconfitta. Se prendiamo per vera la definizione, nessuno come noi sampdoriani ha fatto qualcosa per la pace in questo anno solare, nel nostro paese. Se accettiamo la criminalizzazione costante dei gruppi di tifo organizzato come veritiera, allora noi meritiamo il Premio Nobel per la Pace.
Mi dica lei, Sua Maestà, se questa storia tristissima, e dal finale spaventoso, cha ha noi come vittime e protagonisti, ma non come responsabili non è commuovente. Ce ne hanno fatte di tutti i colori. Mi dica lei se la nostra capacità di sopportazione, non merita il vostro Premio Nobel per la Pace.”
di Cesare Pezzoni